
Sono le atlete della squadra di pallacanestro di Monte Sant’Angelo che posano dopo aver vinto per la seconda volta il campionato provinciale femminile della provincia di Foggia.
Siamo nel 1936, in pieno regime fascista. Di loro si sono perse le tracce e qualcuna coltiva ancora la speranza di ritrovarle in qualche anfratto di mondo e ripercorrere, con la potenza dei ricordi e la passione per la vita, momenti che solo la giovinezza sa rappresentare.
Le espressioni dei loro volti sono la testimonianza del tempo e del proprio vissuto. Volti che esprimono malinconie discrete e privazioni diffuse. Siamo nel profondo sud e in un paesino al centro del Promontorio del Gargano. Tra loro una si distingue per timidezza, discrezione e sguardo malinconico, è la numero 4, la seconda in piedi da destra. L’obiettivo esalta appieno il mondo interiore della ragazzina di appena dodici anni. Eroina in campo, la chiamano Lelina “la cestista”, carbonara nella vita (assieme al padre, nel bosco ai confini del paese, producevano carbone da vendere per l’inverno). Per alcuni attimi la piccola viveva la fama dell’eroina, per il resto della vita la fame per compagnia. Una povertà vissuta con dignità e riserbo, con umiltà e decoro. Non traspariva mai il bisogno o il lamento, ma l’austero equilibrio tra privazioni materiali e compensi affettivi smisurati. Si può essere felici anche così e lei lo dimostrava con questa passione sportiva e le rinunce al superfluo e, a volte, anche al necessario. La ragazzina, la numero 4, oggi ha 98 di anni ed è in piena salute e coltiva ancora la speranza del prossimo canestro. Quella ragazzina è mia madre.
Lelina la cestista per il festival monde 2022
https://drive.google.com/file/d/1V0yLp8YhyD-_NG8c6Zt8znnIumrNlJ4E/view?usp=sharing
Video libro recitato con intervista originale di Lelina la cestista